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Wednesday, June 25, 2008

Pari opportunità: risultati



Questo sondaggio non ha nulla di scientifico - il mio blog è letto al 99% da donne ed il campione è minuscolo- ma comunque il risultato merita un minuto di riflessione.

E se poi oggi una ragazza in ufficio mi dice che da due anni sta pensando di dover interrompere il suo percorso di carriera perchè vuole mettere su famiglia e vuole consigli da me su come muoversi al meglio (proprio a me li chiede che sono un pessimo esempio?), beh penso che in fondo tanto falsato, il risultato di questo sondaggio, non è.

Sunday, May 04, 2008

Pari opportunità

Al congresso di Sorrento c'erano circa duecentocinquanta tra capi del personale - direttori risorse umane se vi suona meglio - e professoroni universitari che discettavano sulla diversità.

La diversità è di moda da quando si è capito che maschi bianchi venticinquenni, laureati con massimo dei voti, che accettano stage, ne girano veramente pochi.

E allora siccome per lavorare bisogna pescare tra noi negletti, extracomunitari, persone con disabilità, e donne, c'è chi si è inventato la gran fuffa della diversità.

C'è l'economista indiano che spiega che da loro la crescita del pil è del 25%, non hanno il problema delle pari opportunità per le donne, per il semplice fatto che o non le fanno nascere o le eliminano da piccole; mette tra i motivi di freno allo sviluppo la democrazia perchè fa perdere molto tempo (sic!). Che il 20% della loro popolazione parla inglese, e lì il 20% fa 200 milioni di persone.
C'è il fesso che chissà da dove c'è venuto per uscirsene con "basta con questa storia delle donne che sono discriminate sul posto di lavoro, non è vero!" e la prof della Bocconi un altro po' se lo sbrana con "quando daranno alle donne dei posti in un consiglio di amministrazione allora forse avrà ragione".
E c'è il manager illuminato che dice quanto la sua azienda è brava ad aver implementato meravigliosi programmi sulla diversità, tra cui dare alle donne in azienda il servizio di lavanderia per poter portare gli abiti del marito. Ma perchè i mariti i vestiti in lavanderia non se li possono portare da soli?

Beccatevi 'sto sondaggio nostalgic-femminista-post congressuale.
Please votate a sinistra, grazie

Friday, December 28, 2007

Infanzia difficile... no grazie!






Chiusura dell'ultimo sondaggio sul tema: l'infanzia difficile aiuta a superare le difficoltà della vita sino addirittura a far vincere un premio nobel, o si diventa premio nobel nonostante una infanzia difficile?
Vittoria con il 60% dei voti della prima teoria.
Io sono assolutamente d'accordo ma come al solito ci sto ripensando. Forse anche quello che ha rapito una donna, l'ha fatta a pezzi e messa in un sacco in garage, ha avuto una infanzia difficile.
Sicuramente le difficoltà temprano e preparano alla vita, che di facile non ha niente, ma proprio niente ma per favore niente esagerazioni. Aveva ragione mamma mia quando discuteva con la sorella di mezzo perchè non ci faceva fare le faccende di casa. La zia sosteneva che era importante perchè così imparavamo e ci abituavamo, invece lei rispondeva: avranno tanto tempo per farle che si abitueranno comunque.
Quindi infanzia difficile sì, ma con moderazione, please.
A proposito Mamma, grazie per non avermi mai fatto lavare i piatti. Visto? Ho fatto carriera lo stesso.

Friday, November 16, 2007

Nonostante o Grazie?

Il bell'articolo L'infanzia Estrema Crea il Nobel? di Concita De Gregorio su D di Repubblica mi dà lo spunto per un nuovo sondaggio.

Stavolta il tema è serio, e consiglio di leggere l'articolo a tutte le mamme che lavorano piene di sensi di colpa e di inadeguatezza.

l'infanzia estrema CREA IL nobel?

Tuteliamo fin troppo i nostri bambini.
LA STORIA DI CAPECCHI FA RIFLETTERE
di Concita De Gregorio
Senza nulla togliere, per carità di Dio, alle maestre che ci convocano per segnalare che il bambino treenne tra i colori predilige il marrone, segno chiaro di un disagio nascosto. O alle psicologhe di sostegno messe a disposizione dalla scuola, meritoria decisione, che chiamano per segnalare che il ragazzo dovrebbe fare i compiti, "possibilmente accompagnato dalla presenza di un genitore, cosa che gioverebbe moltissimo al maturare di un senso di autonomia responsabile", pazienza se l'orario dei compiti coincide con quello del lavoro dei genitori. Senza dubitare del fatto che "prima di emanciparsi dalla famiglia un ragazzo ha bisogno di sentirsi accettato anche nei suoi limiti, senza inclusione non c'è esclusione possibile", ovvio, non si invita un 24enne ad andare a vivere da solo se prima non gli si è dimostrato quanto sappiamo accettare, a- mare l'immondizia che produce e che marcisce nella sua indifferenza sotto il letto. Del tutto consapevoli che ogni figlio, ne abbiate due, tre, quattro o sette, ha bisogno del suo "tempo di attenzione esclusivo", che prevede attività da fare con lui e lui solo, in assenza dei fratelli, menù differenziati perché quello che non ama il formaggio non si senta sottostimato per via del fatto che oggi c'è la parmigiana, e, nel weekend, programmi di cinema o teatro o gioco studiati secondo l'età (il gioco insieme ai genitori, va da sé, anche la tv si deve guardare insieme e insieme ascoltare la musica, danzarla, ripeterla magari, improvvisando in un meraviglioso creativo gioco). Ecco, seriamente coscienti di tutto questo vorremmo ripercorrere con voi le tappe salienti della biografia del premio Nobel Mario Capecchi, l'uomo che ha "aperto la scatola nera delle cellule staminali", dicono i giornali, per cercare l'origine dell'Alzheimer e del cancro. Capecchi è nato in Italia da una madre che lui definisce bohémienne, un'americana colta, ricca e ribelle, figlia di miliardari americani dotati di vari talenti. Il padre era un ufficiale fascista morto in guerra con l'aviazione di Mussolini. Vive solo con la madre in uno chalet in Alto Adige. Quando ha tre anni e mezzo - tre e mezzo, come il bambino che preferisce il marrone - la mamma viene deportata a Dachau, prigioniera politica. Lui è affidato a dei contadini che prendono in cambio tutti gli averi della madre. Quando i soldi finiscono, lo mettono alla porta. Cinque anni. A cinque anni Capecchi diventa un bambino di strada, vive con "bande di teppisti e altri orfani", mangiando non si sa cosa, dormendo non si sa dove, scampando alla morte e alle malattie non si sa come. L'inverno in Sud Tirolo è anche freddo. Niente complessi multivitaminici per stimolare l'appetito, si suppone. Niente vaccini. Fino a nove anni vagabonda, arriva a Reggio Emilia. Lo ricoverano in ospedale per malnutrizione. In ospedale gli danno, ogni giorno, una tazza di caffè e una crosta di pane per cui non guarisce. "Dormivamo nudi sul materasso". Niente piumini di vere piume atossiche, niente umidificatore dell'aria con gocce di pino. La madre lo ritrova e lo riporta in America. "Non ha mai superato il trauma di Dachau, ha vissuto in un mondo di fantasia fino alla morte". Lei in un mondo di fantasia, lui in una comunità quacchera dove si iscrive alla terza elementare senza essere mai andato a scuola in vita sua e senza ovviamente conoscere la lingua. Sessant'anni dopo il Nobel. Capecchi dice che non sa se il premio sia arrivato "nonostante o grazie alle esperienze della mia infanzia". Non lo sappiamo neanche noi, sarebbe bello avere il tempo di rifletterci, ma oggi pomeriggio prima di andare in ufficio dobbiamo ripassare l'area del trapezio, base maggiore più base minore, eccetera, sperare di trovare "Sommo luminescente" nella bustina quotidiana dei Gormiti perché il piccolo è frustrato dal fatto che gli altri compagni ce l'hanno e lui no, passare dalla scuola di musica a sentire se il corso di coro è adatto alle attitudini vocali del grande o se sia meglio (per lui, naturalmente) spostarlo alla lezione del sabato pomeriggio e addio weekend. Però domenica mattina, chiusi in bagno, ci pensiamo meglio alla faccenda del "nonostante o grazie". Promesso, ci pensiamo.

Tuesday, September 11, 2007

Rientro

La mia forza di volontà equivale a zero.
Come ogni anno, due volte l'anno a settembre e a gennaio, prendo degli impegni con me stessa.

Primo: non vado a mensa dove mi abbuffo ma prendo una barretta di pasto sostitutivo e vado al sesto piano a prendere il sole.
Secondo: esco dall'ufficio in orario decente, tanto cercare di smaltire tutto il lavoro prima di andar via è impresa destinata al fallimento.
Terzo: faccio sport, lo devo prendere come una cura.

I primi due impegni sono miseramente falliti durante questa prima settimana dopo le vacanze, che è sembrata un mese.

Per il terzo chiedo aiuto con il sondaggio a sinistra.

Sunday, June 10, 2007

Tormentone di mamma

Chiusura ufficiale del sondaggio "Tormentone di Mamma"

Ecco i risultati:
Alla domanda "La frase che ripeterei a mia figlia" hanno risposto:

- Prima di tutto l'indipendenza economica 92%
- Mai uscire di casa con la manicure non fatta 8%
- Sposati figlia mia, sposati 0%

Direi che il risultato era abbastanza scontato e finalmente questo sondaggio ha scatenato anche un acceso dibattito.

Wednesday, April 25, 2007

Sondaggio Capelli Ricci

Chiusura ufficiale del Sondaggio
I capelli ricci devono essere:
Assolutamente stirati, fa più ordinato 45,5%
Lasciati naturali, è inutile combatterli, 54,5%


Ok accetto il verdetto anche se non sono d'accordo.
Però quando mi presenterò con i capelli naturali non voglio sentire commenti.

Propongo un nuovo sondaggio, stavolta la tematica si fa seria, molto seria.

Le mamme ripetono spesso alle figlie delle frasi che si imprimono ben benino nella loro testolina e spesso condizionano la loro vita.
Ci sono quelle che seguono il consiglio, e quelle che invece proprio per questo condizionamento fanno esattamente il contrario.

La mia frase tormentone è "prima di tutto l'indipendenza economica".
Altre frasi storiche di persone che conosco le ho messe nel sondaggio.
Votate, votate e se conoscete altre frasi tormentone segnalatemele.

Saturday, March 17, 2007

who...


Who needs a therapist? I have a dog and a cat!
by Clodina

Sunday, March 11, 2007

who needs a therapist?

Come al solito io copio, non ho grande fantasia. Ho già citato Picasso e il suo "i mediocri imitano, i grandi copiano"?
Stavolta ho rubacchiato da Artisticando che a sua volta avrà rubacchiato qui o là:
http://artisticando.blogspot.com/2007/03/who-needs-terapist.html

La frasetta da magnetino, l'aforisma ( mi piacciono tanto questi condensati - adoro il "chiunque riesca a dire in venti parole quello che si può dire in cinque è capace di qualsiasi nefandezza" di Murphy) nella versione originale è:
Who needs a therapist? I have a sister!

Lo trovo molto molto carino e solo chi ha sorelle lo può capire ed apprezzare.

Ho deciso di lanciare un meme - ebbene sì andatevi a cercare anche questa su google o wikipedia - e cioè ognuno di noi ha un'ancora di salvezza , uno sfogo, una passione insomma quella cosa che gli evita di andare dall'uomo del dindarolo (un mio amico chiama così il suo analista, dindarolo sta per salvadanaio per i non romani, perchè a ogni seduta il contante passa dalla sua tasca direttamente al dindarolo dello stimato professionista).
Quindi aggiungete nei commenti il vostro segreto, per esempio:
Who needs a therapist? I have a blog!
Who needs a therapist? I do crochet! (si dirà così? boh)





Saturday, March 10, 2007

Ricci e capricci



E' una vita che lotto e comincio ad essere stanca.
Ma che avete capito!?! Ci vuole ben altro per piegarmi, e a breve capirete, non parlavo di lavoro di vita etc. etc.
Parlavo dei miei capelli.
Sì sono ricci, questione di dna. Da piccola me li tagliavano corti corti, poi le trecce infine i ricci si sono rivelati in tutta la loro straordinaria irruenza.
Per fortuna quando ero una teen ager andavano i ricci alla battisti e alla angela davis, per cui mi è andata bene. Non come Artisticando che negli anni sessanta andavano lisci e lei e le amiche se li stiravano con il ferro da stiro.
Certo non era mica come oggi che ci sono interi scaffali di shampoo balsamo piastre fon col diffusore spuma maschere fiale gel e controgel per effetto riccio bagnato superliscio tenuta cemento.
Negli anni 70 c'era solo il Tenax e per non farli gonfiare li asciugavo col la schiena appiccicata al termosifone.
Poi quando ho dovuto assumere il look per sembrare più grande, taillerino e vai con la donna manager, ho dovuto imparare a gestire non solo l'iva e i dipendenti ma anche i capelli.
Ormai da diversi anni li stiro con effetti variabili, si va dalla donna sfinge all'effetto james brown paceallanimasua. E soprattutto ore e ore investite a stirarli.
Talvolta il dubbio mi prende e penso ma perchè non li lascio di nuovo ricci.

Quindi via alle votazioni con il sondaggio in basso a sinistra. (per un problema tecnico le vocali accentate sono venute fuori uno strano simboletto ma tanto si capisce lo stesso)

ps. per i miscredenti sì quella nella foto sono io una ventina di anni e di chili fa

La catenella

Dichiaro ufficialmente chiuso il sondaggio sulla catenella per gli occhiali.
Per i distratti ricordo il tema: a un certo punto della propria esistenza ci si rende conto che pian piano leggere diventa una attività un po' complicata. Leggere il menu del ristorante, il giornale e le scadenze sui prodotti diventa difficile. Si allontana la mano, con il tipico gesto, poi quando si capisce che il proprio braccio non è quello di Tiraemolla si inizia con gli occhialini e si comincia a guardare il mondo come i vecchi bigliettai del tram, con lo sguardo in su. Non essendo abituati a portare gli occhiali è un gran traffico, si perdono si rompono si rigano e leva e metti sono sempre pieni di ditate.
Qualcuno ha inventato la catenella che sicuramente è una gran comodità ma andare in giro con gli occhiali appesi è come pubblicare la propria data di nascita sulla bacheca aziendale o in prima pagina sul corsera.
Quindi ho lanciato il famoso sondaggio che si chiude oggi e pubblico i risultati.

Domanda:
La catenella per gli occhiali, la metto o non la metto?
Campione: 17 risposte pertanto più che significativo

Invecchia ma è talmente comoda: 65%
Mai nella vita: 35%

Grazie a tutti i partecipanti, ma poichè sono una anticonformista, non mi allineo alla maggioranza e la catenella la uso solo a casa, tanto tra calzettoni fascia per i capelli vestaglietta flanellata con orsetti la catenella non aggrava tanto la situazione!

Wednesday, March 15, 2006

Referendum: la catenella invecchia?




Dopo il seriosissimo intervento precedente mi sono rilassata con un paio di anelli.





Dopodichè ho finalmente ripreso l'uncinetto ed iniziato una borsetta che qui vedete Wip (work progress), Ho iniziato il manico ma temo lo dis-farò per farla unin po' più alta. Probabilmente
verrà arricchita-rovinata da pon-pon, ancora non ho deciso, cmq
accetto consigli. E' di lana e dovrò sbrigarmi a finirla.









Adesso il referendum di cui al titolo:
Quesito:
La catenella per gli occhiali per la presbiopia invecchia anche se è carina con le perline come quella che mi hanno appena regalato?

Devo dire che ho fatto resistenza per anni e mi ero ripromessa di non caderci mai. Anzi avevo mezzo insultato una mia carissima amica che, più giovane di qualche anno (ma proprio pochi anni..), aveva osato propormela: al suo "quando ne avrò bisogno per leggere io la metterò" io acida ho ribattuto "da quando hai imparato a leggere, tesoro?".

Anche con la simpatica e carina ispettrice con occhialini leopardati ho toccato l'argomento e lei mi ha dato manforte: la catenella MAI.

Certo la comodità della catenella non si batte.
L'alternativa è la continua ricerca di dove li hai messi trovarli sempre pieni di impronte - visto che sono stata fortunata e per buona parte della mia vita non ho mai avuto bisogno di occhiali e quindi non essendoci abituata li maneggio continuamente e li levo e metto e ne rompo un paio al mese...

Ho iniziato clandestinamente a casa a portarli al collo e da un paio di giorni anche in ufficio, prudentemente nessuno ha azzardato un commento...

Che significa che ho perso ogni speranza?
E' un punto di non ritorno?
Equivale a non tingersi più i capelli?
E una resa totale?

Vi prego lasciate un commento prima che sia troppo tardi...