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Saturday, August 02, 2008

Vintage

Ecco una rara meraviglia: borsetta all'uncinetto con perline anni '70.
Autentico vintage di famiglia.
Sono veramente fortunata a possederla, ma soprattutto ad essere la figlia di chi la fece.

Parlo di possesso e non di proprietà perchè le cose di famiglia le teniamo per un po'. Poi le prestiamo - sempre in famiglia è chiaro, non vi fate venire strane voglie - quanto basta per dimenticarle e per essere nuovamente sorprese e stupite quando le rivediamo.

Allora in un impeto di nostalgia ce le facciamo ridare e si ricomincia.

E ' il nostro circle of life.

Torniamo alla borsetta vintage che ha bisogno di qualche restauro che mi riprometto sempre di fare.



E' un secchiello fatto a maglia bassa di cotone. Le perline sono cucite dopo e la fodera è in un bel raso resistente.




Il fondo è un ovale largo cm 12 cm e lungo cm 24, c'è un cartoncino all'interno per tenerla rigida.

E' lavorata in tondo, altezza 20 cm.




Il manico è un'unica striscia lunga cm 85 e larga cm 2 che entra nei fori e ne riesce - vedi foto - e poi cucita ad anello.



Il trucco da copiare è la rifinitura, non il solito punto gambero, ma l'ultimo giro a maglia bassa è ripiegato e cucito all'interno.

Artisticando, se vuoi te la presto, quando ho finito di copiarla, però poi me la ridai...

Monday, November 19, 2007

L'eco della stampa

L'articolo della Di Gregorio che ho "ritagliato" nel post del sondaggio mi fa tornare in mente che tanti anni fa, quando ho iniziato a lavorare, ed internet non esisteva - per inciso neanche il fax e tantomeno il pc - avevamo un abbonamento con l'Eco della Stampa.
Era una agenzia che inviava i ritagli stampa degli articoli che citavano l'azienda che aveva sottoscritto l'abbonamento.

Io ne ero affascinata: mi immaginavo un enorme stanzone dove decine di persone leggevano giornali e riviste cercando i nomi. E mi chiedevo: ma come fanno a ricordarsi i nomi di tutti quelli che hanno pagato?

Il dubbio mi è rimasto, ma soprattutto la fissa per i ritagli: leggo gli articoli, li ritaglio, li conservo; ma soprattutto li faccio circolare, li fotocopio, ne faccio raccolte, li dedico e chiedo i commenti. Insomma faccio la mia personale rassegna stampa, un po' tatsebao di cinese memoria, con il quale tento di influenzare, con parole molto meglio messe in fila di come non sappia fare io, chi mi sta intorno.

Sono convinta che il 99% di quelli che passo vengano cestinati, ma tant'è, le manie non si possono gestire.
Tapino chi non capisce la poesia del ritaglio.

Sunday, July 22, 2007

70's




If you're going to San Francisco
Be sure to wear some flowers in your hair...


Metto a posto l'armadio, solo cinque minuti giuro non vi preoccupate non sono impazzita, e saltano fuori quattro o cinque paia di jeans che eSF (ex Sifolin Foot) non mette più.
Il mio animo zingaro e rigattiere si rifiuta di buttarli da anni.
E fa bene.
Con i jeans vecchi si possono fare un sacco di cose.



E così un rigurgito di anni 70 - lo so che gli hippies sono degli anni sessanta ma io ero troppo piccola - in un fantastico mix con il 2007 in pieno furore di uncinetto, ecco fatti un paio di jeans che mi sono anche messa per uscire.
Del resto, è notorio, sono una donna coraggiosa.

Thursday, December 07, 2006

Da grande



La solita domanda degli adulti scemi che non sanno come entrare in sintonia con i bambini e quindi chiedono con fare subdolo "che vuoi fare da grande?" sperando di metterli in difficoltà

"La signorina" ho risposto io decisa verso i sei, forse sette anni.

A quei tempi avevo una zia che non era sposata, ovviamente senza figli e lavorava in un ufficio. Quindi era sempre vestita carina, truccata, con i capelli cotonati anni 60 e la casa piena di meravigliosi impiccetti che era una meraviglia rimucinarci. Il mio preferito era il secretaire con tutti cassettini e dei minuscoli vasetti cinesi.

Forse memore di quelli, qualche anno fa ho ricamato questi vasi cinesi.

Si narra che le abbiamo rotto un sacco di cose, ma io non me lo ricordo, stavo molto attenta a rimettere tutto a posto sperando che non se ne accorgesse...

Le nostre mamme erano sempre scarmigliate, in vestaglia, con i guanti di gomma a lavare i piatti o cariche di buste della spesa, nervose e sempre stanche morte.

Quale modello volevate che io prendessi come riferimento per il mio futuro?

Poi si è sposata ed ha avuto figli anche lei, eppure sembrava destinata a rimanere zitella, e mia madre e l'altra sorella erano preoccupate ed era tutto un parlottare sottovoce in cucina, sì zitella e avrà avuto una trentina d'anni...

Però è rimasta sempre la più elegante: Signorine si nasce e si rimane per sempre!

Sunday, September 03, 2006

Strani linguaggi


Per me è così naturale, alcune parole un po' strane che non figurano sul vocabolario, nemmeno su quelli più ingialliti, però sono quasi onomatopeiche rendono così bene l'idea...
Ad esempio mi chiedono che significa piede sifolino. E' talmente chiaro è un piede un po' cionco, non perfettamente funzionante ma nemmeno zoppetto.
Insomma è tipo occhio balugano, mi sono spiegata?

Si è come se mi chiedeste cosa sono le biricianquele , ricevereste la stessa risposta che diedero tanti anni fa in un paesino del viterbese: dottò mio figlio ha fatto le biricianquele tutta la notte - e al medico interdetto che chiese cosa fossero risposero - ma sono le mazzaguje!!!

Attendo che Sister Act perfezioni il suo blog per dare il fondo al dizionario di casa nostra visto che ormai ci leggono anche le cuginette (evviva le cuginette) e intanto nella foto la prima delle acquasantiere decorate in questa sciorna estate

Sunday, June 18, 2006

calcio


Quando ho dovuto iniziare ad interessarmi al calcio erano gli anni sessanta.
In prima elementare la prima domanda che gli altri ragazzini ti facevano era "Sei stata all'asilo?". Si perchè allora i bambini erano fortunati, stavano con la mamma fino ai sei anni, mica come oggi che ci vengono sbatacchiati già a tre mesi. Allora chi era stato all'asilo era una eccezione, per questo la domanda era così importante.
La seconda domanda era "di che squadra sei della Roma o della Lazio?". Alla quarta o quinta volta capii che dovevo prendere una decisione, non volevo passare per un'agnostica tutta la vita. Non fu facile, mamma era della Lazio, papà della Roma, e quindi non so perchè scelsi la Roma; la mia fu una scelta razionale, non certo di sentimenti, solo per poter dare una risposta chiara alla famosa domanda.
Erano i tempi in cui in tv sentivo le cronache e mi rimanevano impressi i nomi. Pizzaballa e Martiladonna non potevano non colpire la fantasia di una bambina!
Un altro momento saliente del mio rapporto con il calcio fu quando sentii per la prima volta l'espressione fuori gioco. Probabilmente quello che è rimasto nella mia memoria non è tanto nè il momento nè la vera curiosità, ma che quando chiesi a mio padre cosa significasse lui ci riflettè un po', poi disse: non è facile da spiegare. Invece lo spiegò talmente bene che io capii.

Da grande ho capito che se volevo entrare in una conversazione di uomini, ed essere presa in una minima considerazione, dovevo dire qualcosa di calcio. Per questo iniziai a leggere i titoli dei giornali, a ripetere la frase di un giornalista, insomma un piccolo episodio che potesse far credere all'auditorio che io fossi competente solo buttando lì un nome o un risultato.
Devo dire che ancora oggi funziona, basta dare il via all'argomento, senza necessariamente sciropparsi una partita intera o leggere la vita dei giocatori, ed io che sono una tuttologa lancio la palla gli altri la raccolgono, la conversazione la fanno loro ma pensano che io partecipi e che io sappia.

Funziona sì, funziona, e lo applico un po' in tutto, in fondo alle persona non importa quello che dicono gli altri durante una conversazione, aspettano solo il loro turno per parlare e, mentri gli altri parlano, pensano a cosa dire.

Che c'entra il mare con il calcio? Niente, solo che vorrei essere in vacanza.

Sunday, March 05, 2006

Sogni, desideri e delusioni


I più attenti faranno due conti e scopriranno, anno più anno meno, l'età di Bricolo-chic... e allora???
Infatti vi parlerò di una passione
della mia infanzia che da qualche anno, in un rigurgito di nostalgia, è tornata alla memoria, sì parlo di loro le favolose Susanna Sylvie e lei la bellissima rossissima splendida desideratissima SHEILA.
Qualcuno avrà già pensato ehi bricolo ti sei dimenticata Simona, non l'ho dimenticata solo che lei è arrivata dopo e si vede anche che è un po' l'estranea del gruppo.


da sinistra a destra potete ammirare: la bionda Sylvie, due more Susanna, Sheila e la platinata Simona con il neo sullo zigomo.

E questa è Lei Sheila, e si pronuncia proprio così Sceila, non Scila come vorrebbe qualche anglofono, macchenesapetevoi.

La pubblicità fu ben orchestrata, forse qualche pagina su Topolino, ma sicuramente funzionò di più il
tam tam alle elementari. Ed iniziò la lunga duplice attesa- il sogno, il desiderio - che arrivassero una ad una nei negozi e che Mamma finalmente trovati i soldi si decidesse ad acquistarcele, non era nè natale nè la befana nè il compleanno, inconcepibile comprare un giocattolo!


Mia sorella ricevette Susanna, che finì con i capelli tutti impicciati e non si potè più pettinare.

La sorella più grande già non giocava più con le bambole, imparava a memoria le canzoni dei Beatles, ma secondo me ce le ha sempre invidiate.






Questa è Sylvie, certo era bellissima... mi sa che era finita per questo presi Sheila, comunque sia andata Sheila era bellissima e fu subito un grande amore.


Mamma fece dei vestitini bellissimi, quelli veri costavano troppo, ed era una festa aspettare che dalla macchina da cucire, la singer nera con la ruota da avviare a mano e il pedale, uscissero i piccoli capolavori. Ed iniziò il lunghissimo gioco di vestirle e svestirle e rivestirle di nuovo all'infinito.

A Sheila si ruppe un braccio e Mamma lo aggiustò, ma non si riprese mai al 100%.
La Furga non esiste più, forse è fallita, ma le bambole delle 4 Esse, le modelle dell'alta moda, oggi spopolano nei mercatini di antiquariato, si proprio così antiquariato, o su Ebay dove le aste arrivano anche a 200 euro per una bambola con la scatola originale.

Vorrei tanto rivedere una Sheila, la mia non so che fine ha fatto, forse buttata in un trasloco chissà se da valerioflacco a laurentina o da laurentina a firenze.

Perchè vi ho parlato di lei? Perchè nella mia vita ho avuto tanti sogni, tanti desideri, e spero di averne ancora. Ma l'unico sogno che non ha deluso le aspettative è stata proprio lei,
Sheila.



Le meravigliose foto delle Fab four sono prese dal sito

http://fabfurgadolls.tripod.com/

che ringrazio